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La Pinacoteca Ambrosiana

La visita alla Pinacoteca Ambrosiana è un bel percorso ricco di piccole e grandi emozioni.

L ‘Ambrosiana è un museo atipico. Non è una casa museo, ma nemmeno è un luogo nato solamente per essere museo, ma bensì accademia. Formato da un insieme di raccolte private aggiunte mano a mano nel tempo. Racconta in modo esemplare la storia della pittura e dell’arte milanese e italiana, dimostrando un profondo amore per l’opera d’arte.

Mantiene nella impostazione espositiva anche un carattere privato, personale dell’opera d’arte, una fruizione intima, appunto. E come per chi acquista un quadro per sè, in questo museo i quadri sono amati, rispettati, coccolati.

E’ qui che si esprime al meglio l’anima e il gusto del collezionista milanese: le raccolte donate nel tempo sono esposte per quanto possibile in modo unitario e per come sono giunte attraverso i vari secoli in proprietà al museo. Ci sono quindi in maggior parte opere destinate alla casa privata più che al luogo pubblico o alle gallerie da parata dei nobili milanesi.  Non troveremo eclatanti e retorici grandi quadri, grandi pale d’altare, ma in buona parte delicate e intime opere che venivano destinate alle stanze private.

I quadri esposti danno il meglio di sè e sono completamente godibili dal visitatore: si mettono in mostra al meglio delle loro possibilità. Nessuna fatica da parte di chi attraversa le sale per vedere l’opera: ogni quadro è ben restaurato, ben illuminato, ben posizionato.

Avere mantenuto insieme le opere provenienti da una stessa donazione e addirittura avere cercato di ricostruire la loro collocazione originaria, è una scelta che restituisce alle opere la loro vera anima: non le snatura in una esposizione che invece di aggiungere emozione la toglie – come altre volte in altri luoghi – in una sequanza uguale e monotona di opere simili, benchè capolavori; esposizioni che spesso tolgono, invece di aggiungere,  significato all’opera, e trasformano il quadro in un esercizio di catalogazione. Nelle sale dell’Ambrosiana questo non accade.

Non ugualmente amato, forse, è il museo in sè. Perchè una ristrutturazione ormai più che ventennale, accoglie il visitatore in sale pulitissime e curate ma eccessivamente anonime e poco accoglienti; questo, a dire il vero, può essere un fattore positivo, perchè tutta l’attenzione è posta sull’opera, e i quadri dei secoli passati emergono da questo fondo sottotono in tutta la loro sontuosità. E anche chi non è avvezzo all’opera antica, riesce a capire davvero perchè il possesso di un quadro dipinto, grande o piccolo, fosse nei secoli scorsi così ambìto e quale forza evocativa e di  suggestione, avessero e ancora oggi hanno, questi dipinti.

Avere investito su una ottima illluminazione delle opere, è stata sicuramente una scelta vincente ed estremamente intelligente. Si gode ogni millimetro di quadro, si è davvero catturati dal dipinto, che risplende, attraverso la luce che lo illumina, anche di una luce interiore propria, che affascina e lo fa rivivere. I quadri dell’Ambrosiana sono quadri vivi. Ricchi, generosi.

Ogni sala ha un bell’equilibrio e ogni parete invita a fermarsi: nessun quadro è meno bello, meno importante.

Solamente alcune sale sono più “deboli”, ma esclusivamente nell’apparato architettonico; immagino e spero che siano presto oggetto di revisione, perchè ugualmente bellissime sono le opere esposte; soprattutto le due sale contigue della pittura italiana dell’ottocento e del novecento e la sala della collezione De Pecis: hanno opere di riguardo che nulla hanno da invidiare ad altre raccolte: Appiani, Hayez e non solo.

Due sono i lavori che hanno un allestimento separato e dedicato: il ritratto di musico di Leonardo da Vinci e il canestro di frutta di Caravaggio: i due quadri più famosi del museo.

Se in un primo momento sembra difficile capire i motivi dell’allestimento deciso per il Canestro di frutta di Caravaggio, avvicinandosi all’opera, ci si accorge che si è nelle migliori condizioni per apprezzare e godere il dipinto. A questo quadro semplice e con un fondo monocromatico, non dà noia un contorno ricco e carico, come l’enorme salone pieno di libri e di librerie in legno e i teatrali drappi rossi che gli fanno da sfondo. Dal vivo il quadro è stupendo. La foglia, che nella riproduzione vista sui libri sembra una fotografia fatta a pennello, vista dal vivo sembra foglia che invita a essere presa in mano, per schiacciarla e sentirne il rumore e le briciole secche verdi contro la mano. Il fondo, che nella riproduzione sembra un colore Pantone, dal vivo sembra vero muro dipinto con la terra di siena; muro un po’ polveroso, e pur dentro il quadro, sembra un vero intonaco dipinto contro cui si guarda la frutta raccolta e portata a noi dal giardino o dall’orto di casa.

La sala del dipinto leonardesco invece, titolato Musico, dal piccolo spartito che l’uomo ha in mano, non soddisfa appieno. Troppi elementi distraggono dal quadro: il bell’affresco che chiude la prospettiva della sala e resta in visuale dietro alla teca con il quadro, un pannello multimediale proprio a fianco al dipinto che ruba l’attenzione, il quadro enorme della copia del cenacolo vinciano in Santa Maria delle Grazie, che incombe sopra a tutto.

La sala non è sufficientemente grande e troppo importanti e troppo invadenti sono gli elementi presenti tutti insieme. Molto interessante è comunque il pannello multimediale: si possono vedere le immagini dei particolari del dipinto, ingrandite e in alta definizione. Il dipinto, entro una teca, permette di avvicinarsi molto più che a tutte le altre opere di Leonardo presenti in altri musei, e il pannello multimediale dà l’opportunità di avvicinarsi ancora di più, quasi come avere una lente in mano per esaminare il quadro ancor più da vicino.

Nella stessa sala del canestro di Caravaggio vengono esposti a rotazione, alcuni fogli del Codice Atlantico di Leonardo. Strepitoso tutto l’insieme! I fogli sono esposti bene: nelle loro teche ad altezza d’occhio e ben protette, permettono di ben avvicinarsi  e guardare la minuta calligrafia leonardesca, con musica di sottofondo che stempera il rigore del grande salone e della successione ripetitiva delle teche moderne.

Il museo non cede a mode ed esigenze turistiche o commerciali. Uno scarno bookshop è presente alla fine del percorso, con il materiale pubblicato dalla Veneranda Biblioteca appoggiato su eleganti espositori in legno.

La Pinacoteca Ambrosiana é un museo per vedere davvero i quadri, per studiarli davvero, così come nelle intenzioni di chi lo ha fondato. Non é un museo da visitare per metterlo a forza nel curriculum del turista. Merita invece di essere goduto davvero da tutti. Proprio perchè il visitatore è rispettato, così come le opere esposte. E pazienza se non c’è l’angolo sosta con la macchinettà del caffè e men che meno il coffee-bar. C’è un vaso di fiori di Bruegel così bello, che ci fa stupire di cosa la natura può fare e di cosa l’uomo può fare, e fiorisce proprio qui nel centro della città, davanti ai nostri occhi. Di niente altro abbiamo bisogno.

L’Ambrosiana non è nemmeno un museo didattico, non ci sono grandi pannelli descrittivi, le didascalie sono succinte. Ma questo è il suo pregio. Le opere “si sentono”, non serve spiegarle. Altro è il luogo dove imparare, dove studiare, qui si viene per “sentire” l’opera. Si viene a godere di un colore, dell’oro che risplende di una cornice, della forma di una pennellata. Si viene a sentire e a comprendere l’emozione che una storia, una immagine riprodotta poteva donare, quando l’unico mezzo per riprodurre la realtà, e soprattutto la fantasia, era la materia pittorica.

Per chi desidera studiare e approfondire le opere presenti nel museo e nei suoi archivi, esiste pubblicato nel 2012 un catalogo completo della pinacoteca edito da Electa. Un ottimo strumento. Oppure è possibile collegarsi al sito della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana e sperimentare una visita virtuale delle sale. Che aggiungere? Andate e godete!

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