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Kandinskij al Mudec

Ci stiamo ormai abituando a quello che potremmo chiamare lo standard Mudec: un modo di “fare mostra” che sinceramente nel mondo delle exhibition milanesi degli ultimi anni, ancora non c’era; e l’ultima delle mostre della serie dei pittori del novecento, “Kandinskij, il cavaliere errante” prosegue in questa bella modalità.

Grazie agli spazi flessibili delle grandi e piccole sale, l’unione di opere dell’autore e di strumenti multimediali non è mai banale, e men che meno rimane giochino accessorio, sostitutivo delle didascalie o dei pannelli descrittivi e informativi.

Il percorso è sempre ben costruito, equilibrato nelle parti che si susseguono, sempre evitando la monotonia e restando ben presenti al tema dichiarato della mostra.

E’ quindi un piacere seguire il percorso di “Kandinskij, il cavaliere errante”, che si allarga oltre la pittura per accompagnare il visitatore in un viaggio, che è sì nella vita e nelle opere di Kandinskij, ma anche nel mondo che lo attorniava: la Russia di fine ottocento e primo novecento. Sarebbe stato facile scegliere i simboli più noti e conosciuti del periodo, di quella Russia che noi occidentali conosciamo in larga parte per soli stereotipi: dal film – più che il libro – del dottor Zivago, alle famose scene della corazzata Potëmkin, riutilizzate dalla commedia all’italiana.

Ma la Russia che vediamo qui è invece un mondo reale e vero, una Russia familiare e intima, delicata e inedita. Oggetti del vivere quotidiano, che testimoniano dell’amore del popolo russo per la decorazione e anche per la leggerezza, e di pensiero, e di mano artigianale.

Straordinaria la serie di oggetti in legno dipinto, in particolare la serie di conocchie, oggetti dalla forma particolare, che servono a sostenere la lana grezza, che viene tirata e trasformata in filo da arrotolare sul fuso. Straordinari i giocattoli. I mestoli per l’acqua, elegantemente lavorati, ma nello stesso tempo robusti e forti, che danno “importanza”al contenuto, perchè l’acqua è vita, è sacra.

A questo mondo e a questa cultura, è naturale avvicinare le opere di Kandinskij: ne sono una parte, vi appartengono naturalmente, e questo bene si capisce: non sarebbero potute esistere le une senza l’altro.

Presente e ricca è però anche la produzione del pittore. Bellissima una delle prime opere di Kandinskij, esposta accanto ad altri quadri che rappresentano vedute o paesaggi. Ma questa prima opera ha già in sè quella straordinaria ammiccante aerea atmosfera che deriva dai colori – colori che sono luce – simbolo della sua futura produzione. Ispira a noi che guardiamo, questa veduta del porto di Odessa, come le altre sue opere anche non figurative, quella voglia di essere lì, proprio dentro a quella atmosfera lì, a quella magia così astratta ma in fondo così reale, che Kandinskij  sa intuire leggere e rendere in immagine di pittura.

Se arrivate alla mostra con i vostri bambini, non resteranno delusi: speciali e divertenti sono le installazioni che permettono a grandi e piccoli di giocare con le immagini e la musica, per ricreare nuovi giochi di luce e colori come nostra personale risposta a quelli che vivono nelle opere dell’artista.

Buon viaggio quindi, nella forte e tenera Russia del primo novecento e nella realtà e nella fantasia dello spirito libero di Kandinskij.

Curatrici della mostra Silvia Burini e Ada Masoero

 

Link al sito della mostra

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